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Riflessa sul Gange

Continuo il mio viaggio verso oriente.
L’acqua del Gange, fiume sacro, mistico, spirituale riflette la figura e le forme, restituendole ferme in una visione specchiata e valorizzata,
come se la purezza e la volontà dell’anima dovessero sempre confrontarsi con una razionalità compensativa ordinaria.
La ricerca del silenzio, l’esortazione alla calma e alla meditazione è ciò che voglio trasmettere in questi ritratti.
Corpi che si lasciano cullare e purificare dalle acque indiane del Gange.

Enrico Porro,  Agosto 2018

Riflessa sul Gange

Enrico accarezza la figura con la punta di un carboncino, sintetizza all’essenziale le carni, al punto di ometterne, a volte, i volumi. Questi soggetti poggiano indelicatamente su una materia aspra e ostile, ruvida, come a esacerbare la difficoltà di poggiare un corpo, di poggiare se’ stessi, su una superficie che permetta un approdo solo all’essenza più pura, scevra di tutte le maschere che quotidianamente  indossiamo. Una ricerca dura e difficile dunque, ripagata però, ed elevata, dall’apparizione di dorate geometrie, punto di unione e di fusione, scofinamento della forma e dei contorni che simboleggia, come una sorta di Graal, il raggiungimento del se’, l’elevazione dello spirito sulla materia.

Non a caso la ricerca di Enrico si sposta verso Oriente, luoghi i cui ori e geometrie accompagnano simbolicamente da secoli i percorsi interiori e  in cui la ricerca del vero se’ guida da sempre la ricerca spirituale di chi vive e attraversa quelle terre.

Silvia Rossi, ExpArt Studio&Gallery di Bibbiena.

Testo critico per la mostra personale  ” Riflessa sul Gange ”

dal 1 al 20 settembre 2018

presso la galleria ExpArt Studio&Gallery

via Borghi 80 – Bibbiena, Arezzo.

 


Cercando Nagjma

Oscillando dalla superficie alla terza dimensione, Enrico Porro indaga la sospensione del vero e dell’immaginato, con mutamenti di luce e primari segni di ricordi.

In questa ultima serie di lavori intitolati “Cercando Nagjma”, che in arabo vuole dire stella, tornano alla mente le opere nate dallo straordinario viaggio verso sud vissuto da Paul Klee o Henri Matisse.

Al gioco coinvolgente di rimandi, a un Oriente vissuto o immaginato, concorre l’uso del grigio materico che pervade tutta l’opera di Enrico dallo sfondo al primo piano, aggiungendo e sottraendo intensità al corpo della figura.

Sono opere che contemplano la propria e la nostra attesa, un attendere e un sospendere il nostro sguardo entro questo mondo, dove la ricerca si fa spirituale e meditativa.

Un’immagine che nella materia ci appare nella sua intimità, conservando la luminosa e oscura forza originale.

Il punto di partenza, il luogo di decantazione dell’idea prende avvio da una ipotetica superficie posta di fronte all’osservatore, dove dal nulla appare l’immagine e dove il lavoro di Enrico traccia un difficile percorso interiore, fra continuità e discontinuità.

Un lavoro di ricucitura tra percezione e memoria, tra derive e nuovi approdi, tra immagine e immaginazione.

Con un linguaggio scabro, volutamente privo di ammiccamenti e di immagini consolatorie ci offre la forza della sua presenza.

Una coscienza che si riconosce e si concretizza nella forma, come progetto e come esperienza mistica e profonda.

 

Luca Rendina, direttore artistico di Exfabbricadellebambole di Milano.

Testo critico per la mostra personale  ” Cercando Nagjma ”

dal 19 Maggio al 3 Giugno 2018

presso l’Associazione culturale Camera d’Arte – Spazio Math12

via Silvio Pellico 12 – San Salvario, Torino.

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Colazione a Istanbul

 

La vita quotidiana è un insieme di gesti quasi casuali di cui non si conosce mai il senso o l’ordine nello spazio e nel tempo.

I gesti quotidiani si fanno e si “buttano via” per farne degli altri.

Nella pittura di Enrico Porro troviamo questi piccoli gesti rubati all’intimità e poi conservati e raccontati in un diario di viaggio.

Nel suo raffinato lavoro c’è la ricerca di un sentimento chiaro, con un linguaggio chiaro, senza ombre, dove un filo di luce rubato dall’esterno traccia le linee guida di una poetica molto personale, dove declinare dei verbi al femminile: sentire, proteggere, racchiudere, pazientare, amare.

Come nella meticolosa lavorazione di un tappeto persiano Enrico tesse eteree forme che racchiudono e proteggono.

Colazione a Istanbul è una mostra che ci porta in un viaggio alle porte d’oriente, dove  l’ascolto di se stessi invita ala meditazione.

C’è qualcosa di religioso che affiora dalle sue opere, selezionando la realtà, semplificandola e riducendola al silenzio.

I suoi quadri si svolgono su una distesa di grigio, dove si intravede la linea del racconto e un intrigante texture giallo oro ci rimanda a tappezzerie damascate, tessuti preziosi di case viste o intraviste nel corso del viaggio.

Con gli spazi vuoti, semplici e spogli ci offre una pace serena, una pace però, che dà brividi, sussulti, voci e momenti di grande riflessione.

 

Luca Rendina, direttore artistico di Exfabbricadellebambole di Milano.

Testo critico per la mostra personale  ” Colazione a Istanbul ”

dal 20 Marzo al 10 Aprile 2018

presso il CUBET di Exfabbricadellebambole,

via Giovanni Antonio Plana, 26 –  Milano.

 

Colazione a Istanbul

In questo ciclo di lavori ho voluto ritrarre la mia ragazza Daniela.

Ho scattato personalmente più di 300 fotografie cercando posizioni, luci e ombre ideali per la realizzazione di 20 ritratti su tela e su carta di varie dimensioni.

Sono ritratti minimali su sfondi monocromi, studiati per mettere a nudo l’anima del soggetto, ricoprendone la pelle con “ricami” dorati, modellati in modo essenziale per rendere visibile solo in parte la forma dei vestiti.

Ho volutamente deciso, in alcuni ritratti, di dipingere l’assenza del viso accentuando l’idea di sospensione e un certo senso di smarrimento, in modo da focalizzare l’occhio dello spettatore sulla gestualità del dipinto.

In modo che quasi si può sentire il tocco della mano sul tessuto damascato.

Studiando singolarmente ogni posa, ogni sguardo, ho dato vita a ritratti introspettivi, intimi e riservati, provando a rispecchiare a pieno l’anima del soggetto.

“Anima” che ho voluto impreziosire con vestiti damascato dorati, come simbolo d’eleganza, tradizione e volontà di crescita.

Sono raffigurazioni raggianti, solari, luminose, anche serie, cupe, diffidenti, ma comunque sempre gemmati con l’oro di un damascato sagomato, plasmato, cucito addosso, quasi una simbolica esternazione a valore sociale :”sono ciò che creo”.

Enrico Porro ( Marzo 2018)

 

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Catalogo personale Enrico Porro Artista

Organizzazione: ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione
a cura di Benedetta Spagnuolo

https://issuu.com/benedettaspagnuolo/docs/catalogo_enrico_porro_-_versione_we/1?ff=true&e=1529284/51094105

Enrico Porro
“L’eleganza del damascato”
Enrico Porro è un artista autodidatta che nasce ad Alba (CN) nel 1985.
Da sempre attratto dall’arte, inizia ad esplorare questo mondo in maniera più concreta nel 2011 quando espone i suoi primilavori al pubblico.
Privilegia il figurativo ed in particolar modo è attratto dall’universo femminile, che appare a lui sempre più affascinante estimolante per la sua ricerca artistica.
Predilige la tecnica mista e spesso usa materiali consistenti, nonostante questo le sue linee appaiono sulla tela sempre accurate e spigolose, mantenendo così in evidenza le figure disegnate; queste ultime sono spesso ritratti femminili “sintetici” e stagliati su fondi monocromi.
L’artista sceglie le pose dei ritratti in modo molto istintivo, dove non esiste provocazione e volgarità, ma solamente la ricerca di un attimo o una sensazione da immortalare sulla tela; spesso esplora i dettagli del corpo, questo per evidenziarne le sue peculiarità.
La scelta dei soggetti si contrasta con quella della tecnica, dove l’eleganza dei corpi si oppone a materiali densi come l’acrilico, la malta al quarzo e la fusaggine.
Costante in tutti i suoi lavori è lo stile del “Damascato”, una scelta che lo porta ogni giorno a volersi avvicinare all’eleganza di epoche passate; per comprenderne il motivo della sua preferenza dobbiamo innanzi tutto capirne da dove deriva questostile:
“Il damascato in origine è un tessuto che prende il nome proprio dalla città di Damasco, città siriana che ne fu grande produttrice ed esportatrice, a partire dal XII secolo. Trama e lavorazione sono composte da disegni stilizzati o floreali con effetto lucido-opaco, in genere oggi prodotto con telaio jacquard, comunque: monocromo. Si ottiene con un solo ordito e una sola trama, non ha un diritto e un rovescio, anche se si considera diritto il lato dove il disegno viene formato dalla trama.”

L’ artista sceglie il damascato non solo perché forte simbolo di storia e tradizione, ma soprattutto per la sua grande eleganza che, unita ai soggetti femminili scelti, dona alle sue opere gli elementi a cui si è sempre interessato: leggerezza ed intimità.
L’artista dichiara di esserne ossessionato da sempre.
La passione per questo stile si evidenzia in particolar modo nella serie appunto chiamata “Damasco”, dove i dettagli del corpo, i contrasti del nero con l’oro rendono tutto più segreto e prezioso.
Nel trittico “Goldwater” l’artista ha evidenziato invece una tematica molto più concettuale, non solo più una visione voyeuristica di un corpo, ma l’essenzialità e l’importanza di alcuni elementi rispetto ad altri; qui si nota il parallelismo costante tra l’acqua e l’oro; il primo elemento è un bene essenziale per la sopravvivenza, mentre il secondo è un bene che da sempre esprime ricchezza e ostentazione. In questo trittico inoltre si nota il trascorrere del tempo a discapito di attimi persi e mai più recuperati.
Nella seria “Nel tempo proteggimi” si raccolgono elementi ed emozioni come: insicurezza, amicizia, rinconciliazione ed autoprotezione; in modo particolare si nota una malinconia perturbante che pervade le sue tele. Nelle opere di Enrico si evince un’ intima e costante ricerca tra passato e presente, tra memoria e futuro, dove corpi rannicchiati e sensibili raccontano le sfaccettature della vita, un’esistenza che appare turbata ma anche piena di aspettative.

Catalogo – Enrico Porro Artista – Organizzazione: ARTISTI ITALIANI – arti visive e promozione
Benedetta Spagnuolo ( Ottobre 2017)

 

 

 

Il mio studio si concentra sulla riflessione e sull’esplorazione della femminilità,attraverso ritratti sintetici su sfondi monocromi.Osservo ed individuo pose che mi attraggono particolarmente, senza volgarità ne provocazione.Alcuni dei miei ritratti sono ritagli, zone corporee accuratamente selezionate, in cui voglio evidenziare particolarità distintive del corpo umano.Con lo stile damascato bianco colante che risalta sullo sfondo di ogni opera, voglio esprimere la mia volontà di avvicinamento ad un’eleganza di epoche ormai passate.

Enrico Porro, mostra personale “Corporali Ipnotiche”  ( Dicembre 2015 / Gennaio 2016 )

 

L’autentica modernità del linguaggio dell’arte contemporanea non rinnega la storia e il passato, ma ne deduce stimoli e fascinazioni, elaborando alfabeti stilistici universali, come nell’arte di Enrico Porro e in questi suoi ultimi lavori basati su rigore formale, liberazione gestuale, raffinatezza estetica. Nella sua pittura prevale l’interpretazione della donna, dei suoi sentimenti, delle sue passioni, interpretate con silente raccoglimento e dolce riflessione. Le sue figure sono universi complessi, fragili, forti, vincitrici o sconfitti, ma sempre raccontati con intimo rispetto e profonda attenzione. La vita scorre tra passato e presente e l’artista recupera il disegno di antichi merletti per condurci alla scoperta di ciò che risiede nel cuore di ognuno di noi. La famiglia, le memorie, il tempo, i ricordi si affacciano così sulle tele grezze dal fondo monocromo, quasi a sussurrarci che l’esistenza non è mai solo l’istante che viviamo, ma un viaggio continuo alla ricerca della nostra essenza. Questi corpi femminili rannicchiati, ripiegati su se stessi, che all’improvviso, a volte, abbracciano il mondo con nuova vitalità, altro non sono che l’immagine della società contemporanea, che raramente riesce a sconfiggere i confini dell’egoismo e della paura, per offrirsi agli altri e alla vita. Un messaggio moderno, attuale, forte, di cui tener conto per affrontare le sfide di oggi. Enrico Porro conosce bene il valore del tempo e dello spazio, lo dilata con un segno lento e preciso, scientifico e formale, tracciando i contorni dei corpi come fossero confini invalicabili, per poi lasciar fluire la pittura come linfa vitale, elemento visionario e sensuale che completa la struttura razionale del mondo e dell’esistenza. Nella solitudine dei corpi, immersi in scenari vuoti, Enrico Porro identifica il carattere dell’Essere contemporaneo, i suoi desideri e le sue aspirazioni ed è l’arte l’unico strumento che permette un’indagine psicologica così raffinata e puntuale. L’artista scruta nell’anima, sperimenta emozioni, ne coglie i desideri, gli afflati più alti, la spiritualità, definendo un percorso salvifico che va oltre il contingente, la materia, il quotidiano, per addentrarsi nelle pieghe del cuore. Come scriveva George Bernard Shaw, “si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l’arte per guardarsi l’anima” e Porro utilizza questo percorso di conoscenza per esprimere se stesso e gli altri, al di là delle apparenze e delle facili intuizioni. Un’arte, quindi, intensa e concettuale, vibrante di passione, a volte celata, altre mostrata con la veemenza del segno, ma sempre sincera e coerente con un eterno messaggio di speranza.

Guido Folco, Direttore Museo MIIT di Torino ( 2015 )

 

…e cmq  i tuoi ritratti sono bellissimi. A casa avevo guardato, analizzato talmente tanto le foto, che sabato vedendomeli davanti come gigantografie quasi mi si è bloccato un istante il cuore per l’emozione…

Myris Settegrana,  scrittrice torinese ( 2014 )

 

Nei lavori di Enrico Porro prevale invece la sintesi della linea e l’idea di un colore – forma che plasma le figure sulla tela . Questa spesso di fibra grezza, rimanda concettualmente all’essenzialità del soggetto che viene rappresentato in senso mentale, ideale, tra realtà e immaginazione sensualmente metafisica.

Guido Folco, Direttore Italia Arte (catalogo “Ad Aeternum. Arte immortale”, Palazzo Pontificio Maffei Marescotti)

 

Enrico Porro parte dal supporto in tela grezza o juta per esaltarne una pittura spesso quasi monocromatica o totalmente rarefatta, conferendo all’opera un’atmosfera metafisica e simbolica, dal tratto essenziale e sintetico della forma e del colore.

Guido Folco, Direttore Italia Arte (catalogo “Biennale della Liguria”, Fondazione Oddi, Palazzo Oddo)

 

Impostazione rigorosa del tratto, quasi una sintesi dello spazio ed essenza del volume in una figura femminile ripresa con libertà e gusto estetico raffinato. L’artista individua nello sguardo e nella posa plastica gli elementi essenziali del dipinto, riservando al fondo monocromo il compito di esaltarne la bellezza.

Guido Folco, Direttore Italia Arte (catalogo “Internazionale Italia Arte” Torino – Bonn)

 

Se si osservano le opere visuali di Enrico Porro ci si rende conto sin da subito della sua padronanza segnica, che oltrepassa i limiti accademici. Fuori dagli schemi e dalle convenzioni, la ricerca grafica dell’artista si esprime sotto il segno della libertà e della spontaneità. L’autore è autodidatta ed imprime alla sua produzione grafica una forte personalità, nonché una caratterizzazione inedita dell’immagine.
L’immediatezza espressiva delle sue opere riverbera di emozionalità nell’adozione di un linguaggio improntato all’essenzialità, come si evince osservando il ciclo intitolato “Underskin”. La sintesi rappresenta, infatti, il parametro espressivo entro il quale si muove l’autore, precursore di un nuovo dinamismo grafico.

Sabrina Falzone, Critico e Storico dell’Arte

 

Una scelta cromatica mirata, ridotta ai gialli al bianco, contraddistingue lo stile artistico di Enrico Porro, abilmente fondato sul concetto di sintesi. Esso traspare persino dal minimalismo narrativo, tipico dell’artista indipendente: poche tracce di carboncino creano l’immagine di una donna stretta in un abbraccio di se stessa, volutamente ritratta nella visione di una poetica dell’indefinito.L’interiorità femminile viene sapientemente còlta nella rapidità d’esecuzione e interpretata in modo quantomai originale. I colori acrilici, appartenenti alla gamma cromatica delle tinte chiare, trasmettono un’emozione di luce, acclamata dall’eleganza della linea. Le tele di Enrico Porro sono intrise di un’anima luminosa e rischiarante.

Sabrina Falzone, Critico e Storico dell’Arte

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